11 mar 2026

Alto Commissario ONU preoccupato da nettoyage ethnique a Gaza e Cisgiordania

Il Comitato per i diritti umani accusa Israele di perseguire un piano di "pulizia etnica" in Cisgiordania e Gaza, con operazioni militari, distruzione di quartieri e mancanza di aiuti, che potrebbero costituire crimini contro l'umanità. Il rapporto, che analizza il periodo 2024-2025, segnala 463 vittime palestinesi, tra cui 157 bambini, e condanna l'uso eccessivo della forza e la distruzione di infrastrutture vitali.

19 febbraio 2026 | 12:07 | 5 min di lettura
Alto Commissario ONU preoccupato da nettoyage ethnique a Gaza e Cisgiordania
Foto: Le Monde

Il presidente del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione per le azioni israeliane in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, accusando il governo di perseguire un piano di "pulizia etnica" mirato a espellere i palestinesi. Il comunicato ufficiale, rilasciato il 19 febbraio, ha sottolineato l'incremento delle operazioni militari, la distruzione di quartieri interi e la mancata fornitura di aiuti umanitari come fattori che alimentano le preoccupazioni. L'organismo internazionale ha riferito che le misure adottate potrebbero costituire crimini contro l'umanità, se non addirittura un genocidio, se mirate a eliminare un gruppo etnico. L'analisi del rapporto, esteso a un periodo compreso tra novembre 2024 e ottobre 2025, ha evidenziato l'escalation del conflitto, con un aumento del numero di vittime civili e la distruzione di infrastrutture vitali per la popolazione. Il documento ha anche sottolineato l'impatto della fame e delle condizioni di vita insostenibili, che hanno reso sempre più difficile il mantenimento della popolazione nella Striscia di Gaza.

La relazione del Comitato ha raccolto dati da fonti ufficiali, organizzazioni non governative e report internazionali per sostenere le sue accuse. Secondo le informazioni fornite, durante il periodo preso in considerazione, sono state registrate almeno 463 vittime palestinesi, tra cui 157 bambini, tra cui 143 morti per fame e 20 per altre cause. Le autorità israeliane sono state critiche per aver permesso la proliferazione di condizioni di vita insostenibili, con la distruzione di abitazioni, scuole, ospedali e altre strutture essenziali. Il rapporto ha anche segnalato l'uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza israeliane, inclusi arresti arbitrari, torture e detenzioni incondizionate, che hanno portato a un aumento del numero di vittime civili. Inoltre, il documento ha denunciato la demolizione illegale di case palestinesi, un atto che ha suscitato preoccupazioni per la sua impunità e la sua connessione con il piano di espulsione della popolazione. Le autorità israeliane sono state incriminate per aver permesso che le operazioni militari si siano protratte senza un adeguato controllo delle conseguenze umanitarie.

Il contesto del conflitto si colloca nel quadro di un conflitto che ha visto una escalation delle tensioni a partire dall'attacco del 7 ottobre 2023, quando il movimento Hamas ha lanciato un attacco su Israele, causando decine di morti e feriti. La risposta israeliana ha portato a un'ondata di operazioni militari in Gaza, con un forte impatto sulle infrastrutture civili e sulle condizioni di vita della popolazione. La situazione si è aggravata con il blocco di aiuti umanitari e la mancanza di accesso a servizi essenziali, che hanno portato alla crisi alimentare e alla sofferenza di milioni di civili. Il Comitato per i diritti umani ha sottolineato che le azioni israeliane non solo hanno avuto conseguenze immediate, ma hanno anche creato un ambiente in cui la popolazione palestinese è costretta a vivere in condizioni di insostenibilità, con un aumento del rischio di malattie e di disoccupazione. La mancanza di un piano per ripristinare le infrastrutture e la distribuzione di aiuti ha reso la situazione ancora più critica, con conseguenze che potrebbero protrarsi per anni.

L'analisi delle conseguenze del rapporto del Comitato per i diritti umani indica che le azioni israeliane potrebbero avere implicazioni a lungo termine, non solo per la popolazione palestinese, ma anche per la stabilità regionale. Il documento ha messo in evidenza come le operazioni militari non siano state condotte con una sufficiente attenzione alle conseguenze umanitarie, portando a una situazione in cui la popolazione civile è diventata la vittima principale del conflitto. Le accuse di genocidio e crimini contro l'umanità potrebbero influenzare le decisioni politiche e giuridiche internazionali, con possibili sanzioni o misure punitive contro il governo israeliano. Tuttavia, il Comitato ha anche segnalato la mancanza di un meccanismo efficace per garantire la responsabilità per le violazioni del diritto internazionale, un aspetto che potrebbe ostacolare il processo di giustizia. Le organizzazioni non governative e i movimenti internazionali stanno chiedendo un'azione più decisa da parte delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di proteggere i diritti dei civili e di porre fine alle operazioni militari che hanno causato un'enorme sofferenza.

La situazione in Cisgiordania e in particolare a Gerusalemme Est rimane un punto di tensione, con la continua espansione di colonie e il controllo delle infrastrutture da parte di Israele. Il Comitato ha segnalato che le forze di sicurezza israeliane continuano a utilizzare la forza in modo eccessivo, con conseguenze gravi per i civili. Inoltre, il rapporto ha evidenziato l'incapacità del governo israeliano di garantire la sicurezza per la popolazione palestinese, con un aumento del numero di arresti e della repressione. La mancanza di un accordo duraturo per la pace e la mancanza di un piano per ripristinare le infrastrutture hanno reso la situazione sempre più complessa. Nonostante l'introduzione di un cessate il fuoco a Gaza il 10 ottobre 2025, il Comitato ha sottolineato che non ci sono state misure concrete per garantire la responsabilità per le violazioni del diritto internazionale commesse durante la guerra. Le prospettive per il futuro rimangono incerte, con il rischio che la situazione possa peggiorare se non verrà trovata una soluzione politica e giustizia per le vittime.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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