11 mar 2026

Almeno 200 morti in frana a Rubaya, miniera controllata dal M23

Le miniere di Rubaya, un'area strategica nel nord-ovest della Repubblica Democratica del Congo, sono al centro di una crisi che ha scosso il continente africano.

01 febbraio 2026 | 16:54 | 4 min di lettura
Almeno 200 morti in frana a Rubaya, miniera controllata dal M23
Foto: Le Monde

Le miniere di Rubaya, un'area strategica nel nord-ovest della Repubblica Democratica del Congo, sono al centro di una crisi che ha scosso il continente africano. Queste miniere, dove opera prevalentemente personale artigianale in condizioni di lavoro estremamente precarie, producono tra il 15 e il 30% del coltan mondiale, un minerale fondamentale per la produzione di componenti elettronici moderni. Dal 2024, il controllo di queste zone è stato assunto dal gruppo armato M23, sostenuto dal Rwanda, che ha esteso la sua influenza sulle regioni dell'est del paese. L'area, già teatro di conflitti per oltre trent'anni, ha visto un incremento delle tensioni dopo il 2021, con la riemergenza del M23. Nel gennaio e febbraio 2025, il gruppo ha preso il controllo delle città di Goma e Bukavu, creando un clima di instabilità che ha interessato anche le miniere di Rubaya, un'area estesa per decine di chilometri quadrati situata a circa 70 chilometri a ovest di Goma, la capitale della provincia del Nord-Kivu.

Le recenti violenze hanno causato un'ondata di terrore in una regione già devastata da anni di conflitti. Dopo un'importante scossa di terreno avvenuta il mercoledì scorso, un altro smottamento si è verificato giovedì mattina, mettendo in pericolo i lavoratori e i civili che vivono nelle vicinanze. Il governatore della provincia del Nord-Kivu, nominato dal M23, Eraston Bahati Musanga, ha riferito all'AFP di un bilancio di "almeno 200 morti", pur senza che i dati possano essere confermati da fonti indipendenti. Il responsabile ha anche riferito che alcuni corpi sono stati recuperati dai detriti, ma non ha fornito un numero preciso. La situazione si complica ulteriormente per il fatto che il sistema telefonico è stato interrotto da diversi giorni, rendendo difficile il collegamento con le autorità. Le organizzazioni della società civile e l'amministrazione congolese hanno lasciato la zona alla comparsa del M23, lasciando un vuoto informativo che si risolve solo attraverso i messaggi trasmessi da motociclisti che circolano nella regione.

Il contesto di questa crisi è radicato in una lunga storia di conflitti armati nel nord-ovest del Congo, un'area ricca di risorse naturali ma tormentata da guerre e instabilità. La presenza del M23, un gruppo che si è formato negli anni '90, ha avuto un'ondata di rinnovamento nel 2021, quando ha ripreso il controllo di territori precedentemente abbandonati. La sua alleanza con il Rwanda, un paese che ha sempre sostenuto la sua attività, ha consentito al gruppo di espandersi e controllare aree strategiche come Goma e Bukavu. Questo controllo non si limita alle città: il M23 ha esteso la sua influenza anche alle miniere di Rubaya, dove ha creato una struttura amministrativa simile a quella di uno stato, con un "ministero dell'estrazione dei minerali" che emette permessi a chi opera nel settore. Questa organizzazione ha permesso al gruppo di raccogliere tasse sulle attività minerarie, generando un flusso di ricchezze che si aggira intorno a centinaia di migliaia di dollari al mese.

Le conseguenze di questa situazione sono profonde, non solo per la regione ma anche a livello globale. Il coltan, estratto dalle miniere di Rubaya, è un materiale essenziale per la produzione di dispositivi elettronici, tra cui smartphone, computer e componenti per veicoli elettrici. La destabilizzazione del settore minerario congolese minaccia la supply chain internazionale, con un impatto diretto sulle industrie tecnologiche. Inoltre, la presenza del M23 e la sua capacità di controllare le miniere hanno reso più complessa la gestione delle risorse, con rischi per la sicurezza dei lavoratori e per la popolazione locale. La Commissione delle Nazioni Unite per le questioni di pace e sicurezza ha segnalato che il gruppo armato ha creato un sistema di tassazione che permette di sfruttare le risorse in modo organizzato, pur senza rispettare le normative internazionali. Questo fenomeno ha ulteriormente aggravato la situazione, mettendo in discussione la stabilità della regione e la sua capacità di produrre risorse vitali per l'economia mondiale.

La situazione sembra destinata a peggiorare, con il governo congolese che ha chiesto urgentemente all'opinione internazionale di intervenire per fermare l'occupazione armata e la distruzione del settore minerario. Il presidente del Congo ha dichiarato che la crisi è una conseguenza diretta dell'ingresso del M23 e del suo legame con il Rwanda, due paesi che, secondo il governo, hanno alimentato la destabilizzazione del paese. L'impatto di questa crisi è enorme, non solo per le vite perse ma anche per le risorse che vengono sfruttate in modo illegale. La comunità internazionale, però, deve fare i conti con la complessità della situazione, che coinvolge interessi politici, economici e militari. La strada per un'uscita da questa crisi sembra lunga e piena di ostacoli, ma è fondamentale che venga trovata una soluzione che rispetti i diritti dei lavoratori e protegga la stabilità del continente africano.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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