11 mar 2026

Almeno 18 morti: ferry con 350 passeggeri affonda in Filippine

Una tragedia senza precedenti ha colpito le acque del sud della Filippine, dove un traghetto ha affondato causando la morte di almeno 18 persone e lasciando 24 dispersi.

26 gennaio 2026 | 19:39 | 5 min di lettura
Almeno 18 morti: ferry con 350 passeggeri affonda in Filippine
Foto: The New York Times

Una tragedia senza precedenti ha colpito le acque del sud della Filippine, dove un traghetto ha affondato causando la morte di almeno 18 persone e lasciando 24 dispersi. L'incidente, avvenuto intorno alle 2 del mattino vicino all'isola di Baluk-baluk nella provincia di Basilan, ha visto il traghetto M/V Trisha Kerstin 3, un'unità che trasportava passeggeri e merci, affondare in pochi minuti. La nave, che era in transito da Zamboanga, la terza città più popolosa del Paese, a Jolo, un'isola situata nella provincia di Sulu, era carica di 332 passeggeri e 27 membri dell'equipaggio. Secondo le autorità, sono state salvate 317 persone, mentre 24 sono ancora considerate disperse. L'incidente ha scosso il Paese, spostando l'attenzione su un tema delicato: la sicurezza delle navi e la gestione dei trasporti in un'area geografica complessa. La Filippine, un arcipelago composto da oltre 7.600 isole, dove la maggior parte sono deserte o poco abitate, ha un'infrastruttura marittima fragile, spesso sottoposta a condizioni climatiche estreme. La tragedia ha riacceso il dibattito su come le autorità possano prevenire incidenti simili, nonostante le normative esistenti.

Il momento più drammatico è stato registrato quando il traghetto ha iniziato a inclinare improvvisamente, causando il panico tra i passeggeri. Alnajer Muarip, un sopravvissuto che si trovava a bordo con sua moglie incinta e sua figlia di due anni, ha raccontato all'emittente locale di Basilan che la nave ha iniziato a capovolgersi senza preavviso. "Ho perso loro quando la nave è affondata", ha detto Muarip, spiegando che sua moglie e la figlia avevano indossato i giubbetti salvavita, mentre lui non ne aveva uno. Tra i sopravvissuti c'è anche Jun Guro, un avvocato che non sa nuotare. "Eravamo in acqua per quasi quattro ore", ha raccontato Guro, aggiungendo che le condizioni meteorologiche erano tranquille, ma la nave è affondata comunque. Le sue parole hanno sollevato domande su possibili errori nell'equipaggio o nella gestione del traghetto. La Filippine, infatti, ha un'esperienza storica di incidenti marittimi, spesso legati a mancanza di manutenzione, sovraccarico o mancato rispetto delle normative.

L'incidente si colloca in un contesto di crescente preoccupazione per la sicurezza dei trasporti in mare. La Filippine, con una popolazione di oltre 110 milioni di abitanti, dipende fortemente dai trasporti marittimi per il collegamento tra le sue isole. Tuttavia, la complessità del territorio e la scarsa infrastruttura di porti e terminali rendono le rotte marittime estremamente vulnerabili a incidenti. I dati mostrano che negli ultimi anni il numero di naufragi è aumentato, nonostante le autorità abbiano introdotto nuove normative. L'incidente del M/V Trisha Kerstin 3, però, ha messo in luce una serie di lacune: la mancanza di controlli rigorosi sul sovraccarico, l'incapacità di gestire emergenze in mare e la scarsa preparazione dei passeggeri. Le autorità locali hanno riferito che la nave non era sovraccarica, ma il motivo esatto dell'affondamento rimane sconosciuto. Gli investigatori stanno esaminando le registrazioni delle camere di controllo, le condizioni della nave e le procedure seguite dall'equipaggio.

Le implicazioni di questa tragedia vanno ben al di là del bilancio di vite perse. L'incidente ha scatenato una campagna di richieste per un'analisi approfondita delle normative marittime, soprattutto in un Paese dove la sicurezza dei trasporti è spesso messa in discussione. I familiari delle vittime e i rappresentanti delle comunità locali hanno chiesto una revisione radicale delle regole, inclusa la possibilità di aumentare i controlli sulle navi e la formazione degli equipaggi. Inoltre, il dramma ha riacceso il dibattito su come la Filippine possa migliorare la sua infrastruttura marittima per ridurre il rischio di incidenti. L'assenza di un sistema di salvataggio efficiente e la mancanza di un'organizzazione coordinata tra le autorità locali e nazionali sono state critiche. Per i sopravvissuti, il trauma è profondo: molti si trovano in condizioni di salute peggiori, mentre altri, come Jun Guro, si chiedono se ci sia stato un errore umano o tecnico.

L'inchiesta sull'incidente del M/V Trisha Kerstin 3 è in corso, con l'obiettivo di chiarire le cause dell'affondamento e stabilire responsabilità. Le autorità hanno annunciato che i risultati saranno resi noti entro un mese, ma i familiari delle vittime e i sindacati degli equipaggi hanno chiesto un'indagine più rapida. Il governo filippino, intanto, ha espresso dolore e ha annunciato un piano di rafforzamento delle normative marittime. Tra le misure proposte c'è l'introduzione di un sistema di monitoraggio costante delle navi, l'aumento delle sanzioni per chi non rispetta le regole e la formazione obbligatoria per gli equipaggi. Tuttavia, molti credono che le politiche non siano sufficienti a risolvere un problema che affonda le radici in anni di scarsa gestione. Per i sopravvissuti, il traguardo è il ritorno a casa, ma il loro dolore è legato a una domanda di giustizia: perché una nave che sembrava in condizioni normali si è improvvisamente capovolta? La risposta potrebbe cambiare il destino di migliaia di persone che ogni giorno affrontano le sfide del mare.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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