11 mar 2026

Alleati Usa si avvicinano alla Cina, ma a condizioni di Pechino

La politica estera cinese ha registrato un notevole cambiamento di rotta negli ultimi mesi, segnando un passo decisivo nella sua strategia di influenzare le relazioni internazionali.

31 gennaio 2026 | 08:12 | 5 min di lettura
Alleati Usa si avvicinano alla Cina, ma a condizioni di Pechino
Foto: The New York Times

La politica estera cinese ha registrato un notevole cambiamento di rotta negli ultimi mesi, segnando un passo decisivo nella sua strategia di influenzare le relazioni internazionali. Dopo le misure doganali aggressive adottate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel 2023, che hanno scosso l'ordine globale commerciale, la Cina ha sfruttato l'insicurezza dei propri alleati per lanciare una campagna di attrazione basata su una combinazione di pressione economica e diplomazia. Invece di cercare di riconciliare le relazioni con gli Stati Uniti, la leadership cinese ha scelto di intensificare le tensioni, mettendo a repentaglio le economie di paesi come Europa e Canada. Questa mossa, apparentemente rischiosa, sembra aver prodotto risultati sorprendenti: leader di diversi Paesi occidentali stanno ora visitando Pechino per rafforzare i legami con l'economia più grande al mondo, nonostante le divergenze su temi sensibili come i diritti umani, la spionaggio e il commercio equilibrato. Il successo di questa strategia ha suscitato commenti contrastanti, con alcuni analisti che la vedono come una vittoria strategica, mentre altri la considerano una mossa a breve termine.

La decisione della Cina di intensificare le pressioni su paesi che collaboravano con gli Stati Uniti ha avuto conseguenze immediate. Nel 2023, il governo cinese ha annunciato un piano per limitare l'esportazione di materiali rari, essenziali per la tecnologia moderna, un'azione che ha colpito non solo gli Stati Uniti, ma anche partner economici come l'Unione Europea e il Canada. Questo approccio ha messo in difficoltà Paesi già indebitati e in cerca di alternative economiche, spingendoli a cercare compensi attraverso un aumento delle relazioni con Pechino. L'analista Jonathan Czin, dell'Istituto Brookings, ha sottolineato che la strategia cinese mirava a creare un dilemma per gli alleati degli Stati Uniti, costringendoli a scegliere tra l'alleanza con Washington o la protezione economica offerta da Pechino. Secondo Czin, questa politica paziente sta ora produrre risultati concreti, come dimostrato dall'arrivo di leader europei e canadesi in Cina per firmare accordi commerciali e rafforzare legami diplomatici.

Il contesto di questa mossa cinese si colloca all'interno di una serie di tensioni globali che si sono intensificate negli ultimi anni. La politica commerciale di Trump, caratterizzata da tariffe inasprite e interventi militari in regioni strategiche come il Venezuela, il Medio Oriente e l'Africa, ha creato un clima di incertezza per molti alleati. La Cina, in questo contesto, ha cercato di posizionarsi come un'opzione alternativa, promuovendo una visione di ordine globale basata su regole diverse rispetto a quelle degli Stati Uniti. In particolare, ha sfruttato le divisioni tra gli Stati Uniti e l'Europa, accentuando il ruolo di leader dell'area del Sud Globale. La decisione di Trump di minacciare di prendere il territorio di Groenlandia, un'azione che ha scosso i fondamenti dell'Alleanza Atlantica, ha permesso alla Cina di presentarsi come un'alternativa alle potenze occidentali. Questo scenario ha portato a una serie di visite diplomatiche da parte di leader europei, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il primo ministro canadese Mark Carney, tutti impegnati a rafforzare i legami con Pechino.

L'analisi delle conseguenze di questa strategia cinese rivela un impatto significativo sul panorama internazionale. La Cina ha rafforzato la sua posizione come un partner chiave per paesi che cercano di diversificare la dipendenza dagli Stati Uniti, soprattutto in settori come l'energia e la tecnologia. Tuttavia, questa mossa ha anche creato tensioni con gli Stati Uniti, che vedono nel comportamento cinese una minaccia alla stabilità globale. L'analista Ryan Hass, del Brookings Institution, ha osservato che la crescente divisione tra gli Stati Uniti e i suoi tradizionali partner offre alla Cina una maggiore flessibilità nelle negoziazioni, poiché non è più costretta a fare concessioni per attrarre l'attenzione di questi Paesi. Questo ha reso più difficile per l'Europa e altri alleati occidentali spingere contro questioni critiche, come il sostegno cinese alla Russia nella guerra in Ucraina o il surplus commerciale record del 2023, che ha raggiunto i 1,2 trilioni di dollari. Inoltre, la crescente dipendenza dei Paesi occidentali dalla Cina potrebbe esporre Taiwan, l'isola autonoma rivendicata da Pechino, a un rischio maggiore di coercizione.

La prospettiva futura per il rapporto tra Cina e Paesi occidentali rimane incerta. Sebbene la strategia cinese abbia prodotto risultati immediati, molti analisti sottolineano che questa mossa potrebbe essere di breve termine. La Cina, pur avendo guadagnato rispetto internazionale, continua a incontrare resistenza da parte di Paesi che si sentono legati al sistema commerciale globale sostenuto dagli Stati Uniti. L'esperto Shen Dingli, basato a Shanghai, ha rilevato che il riallineamento dei Paesi occidentali con la Cina è una mossa tattica, non un cambio di cuore duraturo. La Cina, inoltre, deve affrontare sfide interne, come un'economia in difficoltà e una leadership militare influenzata da purghe politiche. Nonostante questo, la Cina sembra aver riuscito a sfruttare le opportunità create dai conflitti internazionali, presentandosi come un'alternativa alle potenze occidentali. Questo scenario potrebbe portare a una ristrutturazione delle alleanze globali, con la Cina che si posiziona sempre più come un attore chiave nel nuovo equilibrio geopolitico.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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