Allarme e confusione in Iran: uscite da Teheran collassate, persone fuggono in auto
La popolazione iraniana vive ore di incertezza dopo una serie di attacchi aerei lanciati da Stati Uniti e Israele su obiettivi militari, infrastrutture strategiche e aree civili.
La popolazione iraniana vive ore di incertezza dopo una serie di attacchi aerei lanciati da Stati Uniti e Israele su obiettivi militari, infrastrutture strategiche e aree civili. Le bombe sono cadute albeggiando sabato mattina, creando panico e confusione in tutta la capitale, Teherán, dove le principali arterie di accesso sono state bloccate da un flusso di automobili che si dirigono verso nord, verso il Mar Caspio. La città è in stato di emergenza, con interruzioni di servizio e limitazioni alla connessione internet, che hanno aggravato il caos. Tra le vittime, almeno 85 persone, tra cui molte alunne, sono state uccise in un attacco su una scuola primaria a Minab, un comune del sud del Paese, secondo l'agenzia di notizie Tasnim, vicina alla Guardia Revolucionaria. L'evento ha acceso nuove tensioni in un contesto già fragile, dove il governo iraniano si trova a gestire un'ondata di proteste e una crisi economica che ha messo in discussione la stabilità del Paese.
Il caos si è esteso al resto del Paese, con attacchi concentrati soprattutto nel nord-est di Teherán, dove si trovano installazioni militari, impianti nucleari e centri di produzione di missili. Tra i bersagli segnalati, anche l'aeroporto di Mehrabad, i ministeri di Intelligence e il Palazzo di Giustizia, che hanno visto esplosioni e distruzioni parziali. Gli abitanti delle città si sono messi in movimento per cercare rifugio, con molti che si dirigono verso le aree rurali per evitare ulteriori attacchi. La mancanza di informazioni ufficiali ha alimentato il panico, poiché le autorità non hanno dato indicazioni precise su dove concentrare gli sforzi di protezione. In alcuni quartieri, la popolazione ha preparato kit di emergenza, con cibo, medicine e materiali per rafforzare le case, in vista di un'eventuale escalation della situazione.
L'attacco è avvenuto in un contesto di tensioni crescenti tra il regime iraniano e le potenze straniere, dopo mesi di proteste interne e una serie di episodi di repressione da parte del governo. La guerra di 12 giorni, lanciata da Stati Uniti e Israele nel giugno 2025, aveva già messo in evidenza la fragilità delle infrastrutture iraniane e la scarsa preparazione del Paese per gestire un attacco su larga scala. Da allora, la connessione internet è rimasta instabile, un segnale di quanto la tecnologia non sia un'arma sufficiente per fronteggiare una crisi di questo tipo. Inoltre, il regime ha chiuso scuole e università, chiudendo i canali di informazione per limitare la diffusione di notizie. Questa strategia ha suscitato critiche, poiché gli abitanti si sentono abbandonati in un momento di grande vulnerabilità. Alcuni hanno espresso preoccupazione per il rischio di un conflitto più esteso, mentre altri hanno sottolineato la necessità di un'azione decisa per proteggere la popolazione.
L'incertezza si riflette anche nei commenti dei cittadini, che dividono tra chi supporta l'operazione e chi rifiuta l'idea di attacchi contro il proprio Paese. Molti sostengono che il regime sia responsabile della repressione interna, con episodi di violenze contro manifestanti e oppositori, e che l'azione straniera sia un modo per contrastare questa politica. Altri, invece, accusano il governo di non aver fatto abbastanza per proteggere i cittadini, soprattutto in un momento in cui le tensioni con gli alleati esteri si sono intensificate. La mancanza di una comunicazione chiara ha alimentato le speculazioni, con alcuni abitanti che pensano che l'attacco sia stato una mossa premeditata per destabilizzare il Paese. Inoltre, la scelta di non dare informazioni precise ha suscitato dubbi su quanto il regime sia preparato per gestire una crisi di questo tipo.
La situazione rimane in bilico, con la popolazione che cerca di adattarsi al caos e il governo che cerca di mantenere il controllo. Gli abitanti di Teherán e delle altre città si spostano verso le aree rurali, mentre alcuni rimangono in città, sperando che le infrastrutture militari possano offrire una certa protezione. La mancanza di un piano di emergenza efficace ha esacerbato la paura, con molti che si sentono vulnerabili e senza supporto. Il regime, però, sembra intenzionato a mantenere il controllo, anche se le sue mosse non sono state sufficienti a placare le preoccupazioni. La prossima settimana sarà cruciale per capire se il Paese riuscirà a riprendersi dal caos o se il conflitto si estenderà ulteriormente, mettendo a rischio la stabilità di un Paese già fragile. La comunità internazionale seguirà con attenzione gli sviluppi, in attesa di un chiarimento su chi abbia iniziato la serie di attacchi e quali siano le conseguenze a lungo termine per la regione.
Fonte: El País Articolo originale
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