11 mar 2026

AGENZIA NUCLEARE DELL'ONU: RISCHIO FUGHE RADIOATTIVE SE BOMBARDEI DANNEGGIANO INSTALLAZIONI IRANEE

Rafael Grossi ha avvertito di un rischio di fuga radioattiva dopo bombardamenti su Iran, sottolineando l'insussistenza di danni alle infrastrutture nucleari. L'OIEA esprime preoccupazione per le riserve di uranio enriquecido e la mancanza di comunicazione con Teheran, in un contesto di tensioni geopolitiche.

02 marzo 2026 | 19:34 | 4 min di lettura
AGENZIA NUCLEARE DELL'ONU: RISCHIO FUGHE RADIOATTIVE SE BOMBARDEI DANNEGGIANO INSTALLAZIONI IRANEE
Foto: El País

Rafael Grossi, direttore generale dell'Organismo Internazionale di Energia Atomica (OIEA), ha lanciato un allarme grave durante una riunione a Viena, dove si trova la sede dell'istituzione, riguardo al rischio di fuga di sostanze radioattive derivanti da bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele. L'esperto ha sottolineato come la situazione attuale rappresenti un "punto di preoccupazione estremo", poiché non si esclude la possibilità di una liberazione radiologica con conseguenze drammatiche, tra cui l'obbligo di evacuare aree estese o addirittura più grandi delle grandi città. Nonostante le preoccupazioni, l'OIEA non ha ancora ricevuto prove tangibili di danni alle installazioni nucleari iraniane. Grossi ha espresso preoccupazione per il fatto che i tentativi di contattare le autorità nucleari iraniane siano rimasti senza risposta, ribadendo l'importanza di ripristinare immediatamente la comunicazione con Teheran. La situazione si è complicata ulteriormente con la mancata conclusione di un accordo tra Iran e Stati Uniti a Ginebra, che mirava a evitare un ulteriore attacco americano contro la Repubblica Islamica. L'OIEA, come osservatore tecnico, ha assistito a una serie di colloqui in quel contesto, ma il direttore generale ha espresso un "sentimento di frustrazione" per la mancanza di progressi.

Il dibattito ha riacceso la questione della conservazione di riserve di uranio enriquecido al 60%, che si avvicina alla purezza necessaria per produrre armi nucleari. Un documento riservato rivelato in seguito ha confermato che l'Iran continua a mantenere queste riserve, nonostante i bombardamenti israeliani e statunitensi del mese di giugno, noti come "guerra dei 12 giorni". Le immagini satellitari hanno permesso di individuare il movimento di veicoli all'interno di un complesso di tunnel a Isfahán, indicando il trasferimento del materiale. Il presidente americano, Donald Trump, aveva dichiarato in quel periodo che gli attacchi avevano provocato la "distruzione totale" del programma nucleare iraniano, ma le nuove informazioni smentiscono questa affermazione. Grossi ha precisato che l'OIEA non possiede dati aggiornati sulla posizione del materiale, ma ha espresso preoccupazione per il rischio di movimenti non autorizzati. L'Iran, pur essendo membro del Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari (NPT) firmato nel 1970, è obbligato a rendere pubblica la localizzazione del materiale e garantire che non venga utilizzato per scopi bellici.

Il contesto geopolitico si arricchisce ulteriormente con la complessità delle relazioni internazionali. La guerra tra Iran e gli Stati Uniti, accompagnata dall'incertezza derivante dalla morte del leader supremo Ali Khamenei, ha oscurato altre questioni dibattute nella Junta dei Gouvernatori dell'OIEA. Tra queste, i problemi legati alle centrali nucleari in Ucraina, come Chernobyl e Zaporiyia, la maggiore centrale nucleare d'Europa, e le questioni relative all'applicazione di salvaguardie nella centrale di Chashma in Pakistan. Inoltre, la sicurezza nucleare in Corea del Nord è emersa come un tema cruciale. Grossi ha ribadito l'importanza di un approccio moderato in ogni operazione militare, sottolineando che Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, Giordania, Siria, Bahrain, Iraq, Oman, Qatar e Arabia Saudita dispongono di reattori nucleari o centri di ricerca, aumentando il rischio di incidenti. L'OIEA ha lanciato un appello per la massima prudenza, riconoscendo che la regione è particolarmente vulnerabile a eventuali scoppie di incidenti nucleari.

Le implicazioni di questa situazione sono profonde e multidimensionali. La persistenza delle riserve di uranio enriquecido al 60% in Iran rappresenta un rischio non solo per la sicurezza internazionale, ma anche per il rispetto degli accordi internazionali. L'OIEA, pur essendo un'istituzione di monitoraggio, non ha il potere di intervenire direttamente in caso di violazioni, limitandosi a sottolineare la necessità di trasparenza. La mancanza di una comunicazione efficace tra le autorità iraniane e l'OIEA peggiora il quadro, aumentando la possibilità di malfunzionamenti o errori di gestione. Inoltre, la posizione di Trump sulle armi nucleari iraniane, che ha definito il regime come un "regime terroristico", ha contribuito a un clima di tensione, riducendo le possibilità di dialogo diplomatico. La comunità internazionale deve affrontare la sfida di bilanciare la sicurezza nucleare con la protezione delle istituzioni di controllo, evitando che la politica di forza diventi un fattore destabilizzante.

La prospettiva futura appare incerta, ma la pressione per una soluzione diplomatica rimane forte. La continuazione delle negoziazioni a Ginebra e a Viena potrebbe rappresentare un passo cruciale per evitare ulteriori conflitti, ma il rischio di un'escalation rimane elevato. L'OIEA, con il suo ruolo di osservatore e monitor, dovrà giocare un ruolo chiave nel garantire la trasparenza e la sicurezza, anche se il potere di intervento è limitato. L'evento ha messo in luce la fragilità del sistema internazionale di controllo sulle armi nucleari, evidenziando la necessità di un approccio più collaborativo e pragmatico. Solo attraverso una combinazione di dialogo, monitoraggio e rispetto degli accordi è possibile mitigare i rischi e mantenere la stabilità in un contesto geopolitico così complesso.

Fonte: El País Articolo originale

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