11 mar 2026

Affare intercettazioni illegali in Grecia: quattro condannati a otto anni

Quattro anni dopo lo scandalo delle intercettazioni telefoniche illegali in Grecia, il tribunale penale di Atene ha condannato, il 26 febbraio, quattro individui a otto anni di carcere per un caso che ha scosso il governo conservatore del paese.

26 febbraio 2026 | 17:34 | 5 min di lettura
Affare intercettazioni illegali in Grecia: quattro condannati a otto anni
Foto: Le Monde

Quattro anni dopo lo scandalo delle intercettazioni telefoniche illegali in Grecia, il tribunale penale di Atene ha condannato, il 26 febbraio, quattro individui a otto anni di carcere per un caso che ha scosso il governo conservatore del paese. Tra i condannati, due cittadini israeliani e due greci, tutti assenti al momento dell'annuncio del verdetto, sono stati riconosciuti colpevoli di violazione del segreto delle comunicazioni telefoniche, intervento in un sistema di archiviazione dati personali e accesso illegale a informazioni sensibili. I loro avvocati hanno annunciato l'intenzione di presentare un ricorso, mentre il giudice unico della causa ha precisato che i condannati rimarranno in libertà fino al processo d'appello. L'episodio rappresenta un colpo significativo per la democrazia greca, in un contesto in cui il sistema di potere ha sempre suscitato sospetti di abuso di autorità. La sentenza, emessa in un'aula di giustizia affollata, ha suscitato reazioni contrastanti tra i cittadini, i politici e gli esperti di diritti umani, che hanno visto nel caso un simbolo di corruzione e abuso di potere da parte di istituzioni pubbliche.

Il caso si è sviluppato in un contesto di crescente tensione tra il governo e le forze di opposizione, con accuse di spionaggio e abuso di potere da parte di funzionari pubblici. Tra i principali colpevoli figura Tal Dilian, ex militare israeliano e fondatore di Intellexa, una società specializzata nella fornitura di software di spionaggio. L'azienda ha commercializzato in Grecia il programma Predator, un tool capace di infiltrare dispositivi mobili e accedere ai messaggi, alle foto e persino al microfono e alla webcam a distanza. Altri accusati includono la moglie di Dilian e due ex dirigenti greci di Intellexa, che hanno svolto un ruolo chiave nel rifornimento di dati sensibili a funzionari politici e militari. Il software Predator ha colpito oltre 90 figure di rilievo, tra cui ministri, giornalisti, imprenditori e alti ufficiali dell'esercito, mettendo in luce una vasta rete di intercettazioni che ha sconvolto il sistema politico greco. La sentenza, emessa dopo anni di indagini e dibattiti, ha riconosciuto la gravità del reato, ma ha anche sollevato domande su come un sistema così complesso potesse essere stato gestito senza supervisione esterna.

Il contesto del caso risale al 2022, quando un giornalista investigativo, Thanassis Koukakis, ha rivelato di essere stato messo sotto controllo da servizi segreti greci e di aver subito un attacco informatico con il software Predator. La sua denuncia ha scatenato un'ondata di scandalo, con l'opposizione e i media che hanno accusato il governo di abuso di potere. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, pur rifiutando di aver utilizzato il software, ha dovuto affrontare accuse di negligenza e di violazione del segreto delle comunicazioni. La questione è diventata un tema centrale delle elezioni e delle polemiche interne al partito di governo, con il rifiuto del presidente del Consiglio di aver mai acquistato Predator. Il giudice, durante il dibattimento, ha sottolineato che il software non era accessibile ai privati ma era destinato esclusivamente a enti pubblici, un aspetto che ha messo in luce la complessità delle accuse e le potenziali implicazioni per la sicurezza nazionale.

L'analisi del caso rivela una profonda crisi di fiducia nelle istituzioni greche, con il rischio di un ulteriore declino della democrazia. Le sentenze emesse da un tribunale indipendente rappresentano un segno di speranza, ma anche un campanello d'allarme per la trasparenza e la responsabilità. Il caso ha rivelato un sistema di potere che, pur essendo legittimo, ha sfruttato le opportunità di controllo per fini personali o politici, creando un'atmosfera di sospetto e inquietudine. Le conseguenze potrebbero essere estese, con il rischio di un'ulteriore polarizzazione tra governi e opposizione, ma anche un aumento della consapevolezza civile sulle questioni di privacy e sicurezza. La sentenza, se confermata, potrebbe portare a una revisione delle normative in materia di intercettazioni e a un rafforzamento dei controlli su enti pubblici. Tuttavia, il caso rimane un esempio di come i poteri nascosti possano influenzare la vita pubblica, anche se a un livello non visibile.

La chiusura del caso non segna la fine, ma l'inizio di un processo lungo e complesso. Il processo d'appello potrebbe modificare le condanne, ma non cancellerà le implicazioni sociali e politiche. Il governo greco dovrà affrontare il rischio di una perdita di credibilità, mentre le organizzazioni di difesa dei diritti umani continueranno a monitorare le azioni legali e le decisioni dei tribunali. L'episodio ha anche aperto nuove strade per il dibattito internazionale, con l'Europa che potrebbe esaminare casi simili in altri paesi. La sentenza, se confermata, potrebbe diventare un riferimento per futuri processi, ma il suo impatto dipenderà da come il governo greco gestirà le conseguenze e da quanto il sistema giudiziario riuscirà a mantenere la sua indipendenza. L'episodio rimarrà un simbolo di una democrazia in crisi, ma anche di un'istituzione giudiziaria che cerca di fare i conti con il potere.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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