11 mar 2026

Addio a Fabio Scuto: passione per il giornalismo e il Medio Oriente

Fabio Scuto, giornalista e viaggiatore, è scomparso ieri all'età di 68 anni, lasciando un segno indelebile nella storia del giornalismo italiano e internazionale.

01 febbraio 2026 | 13:15 | 4 min di lettura
Addio a Fabio Scuto: passione per il giornalismo e il Medio Oriente
Foto: Repubblica

Fabio Scuto, giornalista e viaggiatore, è scomparso ieri all'età di 68 anni, lasciando un segno indelebile nella storia del giornalismo italiano e internazionale. Per oltre trent'anni, Scuto ha svolto il ruolo di redattore, inviato e corrispondente da Gerusalemme per il quotidiano Repubblica, dedicando la sua vita al racconto del Medio Oriente e del Nord Africa, regioni che hanno rappresentato per lui non solo un teatro di conflitti ma un'esperienza umana profonda. La sua carriera, iniziata nel 1987, si è sviluppata attraverso un'ampia rete di reportage che ha coperto paesi come l'Egitto, la Siria, l'Iraq, la Turchia e molti altri, con un focus particolare sul conflitto israeliano-palestinese e sulle dinamiche politiche locali. La sua scomparsa segna la fine di un'era, ma anche la testimonianza di un lavoro che ha contribuito a plasmare la percezione internazionale di un continente spesso complicato e controverso.

Scuto ha iniziato la sua attività giornalistica sin dagli anni universitari, quando ha frequentato la laurea in Storia e Scienze Geografiche all'Università La Sapienza di Roma, seguita da un master alla Scuola di giornalismo della Luiss. Il suo talento è stato riconosciuto presto: Eugenio Scalfari, editore di Repubblica, ha scelto di assumere Scuto per rinforzare la redazione Esteri, permettendogli di iniziare un viaggio professionale che lo ha portato a documentare eventi di rilevanza mondiale. Tra le sue prime esperienze, il lavoro in Cipro nel 1988 per intervistare il terzo presidente della sua storia, il periodo a Beirut nel 1989 durante la guerra civile libanese, e l'incontro con Yasser Arafat nel 1990, testimonianza di un'attenzione ai leader politici e alle loro scelte. Negli anni della guerra del Golfo, Scuto ha seguito le vicende in Siria, Iraq e Tunisia, mentre negli anni successivi ha dedicato attenzione all'esplosione dell'integralismo in Algeria. Il suo lavoro è stato sempre accompagnato da un'approfondita conoscenza del contesto storico e sociale, che lo ha reso un osservatore privilegiato di eventi di portata globale.

Il contesto in cui Scuto ha svolto la sua attività giornalistica è stato segnato da un'evoluzione del giornalismo internazionale e da una crescente complessità dei conflitti nel Medio Oriente. Negli anni '90, il periodo in cui ha iniziato a operare in modo autonomo, il continente era un teatro di guerre civili, rivoluzioni e tensioni religiose che hanno richiesto un approccio critico e sensibile. Scuto ha saputo equilibrare l'obiettività con la capacità di trasmettere emozioni, un'abilità che lo ha reso un punto di riferimento per chi cercava una narrazione diversa da quella dei media mainstream. La sua carriera è stata anche un riflesso dell'evoluzione delle relazioni internazionali: dal conflitto israeliano-palestinese al processo di democratizzazione in Egitto, passando per la Primavera Araba e le sue conseguenze. Il suo lavoro ha contribuito a rendere visibile l'interdipendenza tra eventi locali e dinamiche globali, un aspetto spesso trascurato nella copertura mediatica.

L'impatto di Scuto si estende oltre la semplice cronaca: il suo lavoro ha influenzato la percezione pubblica di un continente spesso visto attraverso l'ottica di conflitti e tensioni. L'apertura del blog Orient Tales su Repubblica.it nel 2005 ha segnato un passo avanti nella democratizzazione del giornalismo, permettendo ai lettori di seguire da vicino le sue riflessioni e i suoi reportage. Il premio Peace Through Media ricevuto negli International Media Awards ha riconosciuto il suo contributo alla pace e alla comprensione tra culture. Tuttavia, il suo lavoro non è stato sempre accolto con entusiasmo: in un'epoca in cui il giornalismo di inchiesta è spesso contestato, Scuto ha dovuto affrontare critiche e rischi, ma ha sempre mantenuto un'etica professionale rigorosa. La sua scomparsa rappresenta una perdita non solo per il giornalismo, ma per una generazione che ha imparato a guardare il mondo con occhi diversi.

La vita privata di Fabio Scuto è stata segnata da una relazione stabile con Patrizia Guidi, segretaria di redazione di Repubblica, che ha ricoperto un ruolo chiave nel giornale italiano. Patrizia, seconda segretaria di redazione dopo il leggendario Rolando Montesperelli, è stata un'importante figura di riferimento per Scuto, con cui ha condiviso una partnership professionale e personale. La loro storia è diventata un esempio di come il lavoro in un ambiente come Repubblica possa generare legami duraturi, spesso riconosciuti come una forma di famiglia all'interno della redazione. La scomparsa di Scuto lascia un vuoto non solo nella comunità giornalistica, ma anche in una redazione che, per cinquant'anni, ha rappresentato un'esperienza unica di collaborazione e crescita. Il suo ricordo rimarrà vivo attraverso le sue opere e il lavoro che ha lasciato, un patrimonio che continuerà a influenzare il giornalismo italiano per anni a venire.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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