A Ciampino 23mila metri quadri di cemento: il progetto e la polemica
Ciampino approva un progetto di 23.800 m² in un'area agraria, ma il comitato "No Cemento" solleva preoccupazioni per impatto ambientale e vincoli paesaggistici. Il piano prevede spazi commerciali e residenziali, ma il comitato critica la riduzione del verde e la mancanza di equilibrio tra sviluppo e tutela del territorio.
Nel quadrante a sud-est della Capitale, all'interno del comune di Ciampino, l'amministrazione guidata da Emanuela Colella ha approvato, dopo le festività natalizie, una delibera che avvia il processo per l'ok al permesso di costruire convenzionato per l'edificazione di oltre 23.800 metri quadri di terreno ancora libero. L'intervento, che non è ancora definitivamente approvato, riguarda un'area situata tra viale Kennedy, via Spada e via Franchi, a Casal Morena, e si colloca all'interno di un ambito urbanistico destinato al riordino e alla riqualificazione di aree libere di grande espansione. La decisione ha suscitato reazioni contrastanti, con un gruppo di cittadini locali che ha espresso preoccupazione per gli impatti ambientali e paesaggistici del progetto. L'approvazione del permesso di costruire, in particolare, ha attirato l'attenzione di un comitato di opposizione, il "No Cemento", che ha iniziato a sollecitare l'amministrazione per una revisione del progetto, evidenziando numerose criticità.
La relazione tecnica presentata da un tecnico qualificato, su incarico della ditta Edil Moter di Guidonia Montecelio, ha specificato che l'intervento si colloca all'interno di un contesto urbano definito da un piano territoriale paesaggistico regionale come "paesaggio agrario di continuità". L'area interessata, che si estende per circa 23.800 metri quadri, è considerata un'area non ancora edificata nel quadrante tra viale Kennedy, via Spada e via Franchi, dove si registrano pochi interventi di sviluppo. Secondo il piano, la destinazione delle nuove cubature, in totale oltre 14 mila, è prevalentemente commerciale, con un 93% di spazi destinati a attività imprenditoriali, mentre il restante 7% è riservato a unità residenziali, che dovrebbero quantificarsi in 15 immobili. I blocchi commerciali saranno tre, separati tra loro, mentre un fabbricato dedicato a servizi e uffici completerà il progetto. La convenzione tra comune e Edil Moter prevede la cessione di oltre 9 mila metri quadri all'amministrazione pubblica, con l'obiettivo di creare spazi pubblici e migliorare la viabilità esistente.
Il progetto prevede la realizzazione di 142 stalli pubblici, con una pavimentazione drenante e accesso da via Franchi, nonché un parco pubblico attrezzato con un percorso pedonale di 4 mila metri quadrati. Inoltre, l'area verrà ampliata con interventi di riqualificazione stradale, come l'adeguamento di via Ovidio Franchi a strada locale a doppio senso con marciapiedi. La strada sarà collegata a via Spada, creando un'arteria di collegamento più efficiente. La relazione tecnica ha anche indicato la realizzazione di una vasca di laminazione per la raccolta delle acque meteoriche, un elemento che dovrebbe contribuire a mitigare i rischi di allagamento. Tuttavia, il comitato "No Cemento" ha sollevato diverse preoccupazioni, evidenziando una mancanza di equilibrio tra sviluppo e tutela del territorio.
Tra le principali critiche del comitato, figura la riduzione della superficie verde pubblico. Secondo i cittadini, solo 4.135 metri quadrati di aree cedute al comune diventeranno verde pubblico attrezzato, mentre 2.636 metri quadrati saranno classificati come verde privato, con la creazione di quattro campi da padel e spogliatoi. I membri del comitato hanno sottolineato che la quantità di posti auto previsti, tra cui 170 privati, è considerata eccessiva, soprattutto in un'area già urbanizzata. Inoltre, il comitato ha sollevato dubbi sull'adeguatezza delle misure anti-allagamento, dato che la vasca pubblica di laminazione prevista è di soli 1.250 metri cubi, mentre la vasca privata sarà di dimensioni raddoppiate. Il comitato ha anche richiesto un maggiore coinvolgimento del territorio nella gestione dei parcheggi e un aumento della permeabilità del suolo da 17% a 40/50%, per preservare il ruolo di "polmone" dell'area.
Le preoccupazioni del comitato si estendono anche ai vincoli paesaggistici, archeologici e idraulici. L'area interessata è classificata come "paesaggio agrario di continuità" e "sistema agrario a carattere permanente", ma la relazione paesaggistica valuta la qualità agricola "come bassa", sollevando interrogativi su un'intervento che potrebbe contraddire l'obiettivo di riqualificazione. Il comitato ha anche segnalato un vincolo per "beni lineari di testimonianza storica" lungo viale Kennedy, sottolineando che le edificazioni previste lambiscono la fascia protetta. Inoltre, il comitato ha richiesto un'attenzione particolare alla piantumazione, passando da 74 alberi a "intere quinte boscate lungo i confini", per mitigare l'impatto termico dei parcheggi e dei commerci. La proposta include anche la trasformazione di una delle vasche di laminazione in un "rain garden" visibile, con piante autoctone che filtreranno le acque piovane e ridurranno l'isola di calore. Il comitato ha chiesto inoltre l'eliminazione di cubature vicine alla fascia archeologica, un sacrificio che potrebbe comportare la rinuncia a un intero blocco commerciale. La richiesta di revisione del progetto, che non è ancora definitivamente approvato, rappresenta un tentativo di trovare un equilibrio tra sviluppo e tutela del territorio, ma il futuro del progetto dipende da come l'amministrazione ci si rapporterà alle preoccupazioni esposte.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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