11 mar 2026

200 morti in miniera di coltano dopo crollo in Congo

Un grave incidente di crollo di una mina ha causato la morte di oltre 200 persone nel noreste della Repubblica Democratica del Congo (RDC) il 13 dicembre.

31 gennaio 2026 | 18:25 | 4 min di lettura
200 morti in miniera di coltano dopo crollo in Congo
Foto: El País

Un grave incidente di crollo di una mina ha causato la morte di oltre 200 persone nel noreste della Repubblica Democratica del Congo (RDC) il 13 dicembre. L'evento, avvenuto durante la notte, ha visto il collasso di un'area di estrazione di coltán a causa di un allagamento e un movimento di terreno. Il portavoce del governatore della provincia del Nord-Kivu, Lumumba Kamberee Muyisa, ha confermato l'evento, sottolineando che le piogge intense hanno portato alla frattura del suolo. La mina colpita si trova a circa 50 chilometri a nord-ovest di Goma, la capitale della provincia, e ha causato la morte di una gran parte dei minatori artigianali, tra cui bambini e donne che lavoravano nei mercati vicini. Almeno 20 persone sono rimaste ferite, e le autorità stanno cercando di recuperare i corpi sepolti nei pozzi della mina. L'incidente ha rivelato le fragilità di un settore minerario che ha sempre segnato la vita economica e sociale del paese.

L'evento ha suscitato preoccupazioni a livello nazionale e internazionale, dato che il coltán, un minerale cruciale per la produzione di dispositivi elettronici, è stato a lungo associato a conflitti e abusi. Il governatore designato, Bahati Musanga Eraston, ha visitato il luogo del crollo per esprimere solidarietà alle vittime e organizzare l'evacuazione di case a rischio. Ha anche annunciato che assumerà i costi sanitari per i feriti, che sono distribuiti tra il centro di salute di Rubaya e i ospedali di Goma. Inoltre, ha imposto una restrizione all'accesso alle miniere da parte di donne incinte e bambini, riconoscendo i rischi legati all'attività mineraria. I minatori superstite hanno riferito di aver passato un'intera notte in stato di allarme, con molte persone ancora sepolti nei pozzi della mina. Questo tipo di incidenti, purtroppo, non è nuovo nella RDC, dove i crolli di miniere sono diventati una tragica routine.

Il contesto del dramma si intreccia con la complessa situazione del Nord-Kivu, una regione segnata da anni di conflitti e instabilità. La miniera colpita è parte di un'area che produce circa mille tonnellate di coltán all'anno, la metà della produzione nazionale e il 15% globale. Da aprile 2024, il sito è sotto il controllo dei ribelli del M23, un gruppo che ha guadagnato notorietà per il controllo delle miniere e la gestione illegale di risorse. La miniera di Rubaya è un esempio di un sistema in cui migliaia di persone, tra cui molti minori, lavorano in condizioni pericolose senza protezioni. Il coltán estratto da queste aree viene spesso trasportato illegalmente in Ruanda e da lì esportato in tutto il mondo, un fenomeno denunciato da entrambi il governo congolese e le Nazioni Unite. Questo traffico, che genera circa 800.000 dollari al mese per il M23, ha alimentato la guerra tra il gruppo ribelle e l'esercito congolese, con il supporto di Ruanda.

L'analisi del caso rivela le profonde implicazioni economiche e sociali del settore minerario. Il coltán, essenziale per la tecnologia moderna, è diventato un'arma di potere e un'origine di conflitti. Il crollo della miniera di Rubaya ha esposto le vulnerabilità di un sistema che dipende da risorse non sostenibili e da un controllo politico instabile. Il governo congolese, inoltre, ha affrontato critiche per non aver regolamentato adeguatamente l'attività mineraria, lasciando le comunità locali esposte a rischi estremi. Le Nazioni Unite hanno segnalato un aumento del contrabbando di minerali, con il coltán del Nord-Kivu che entra illegalmente in Ruanda. Questo fenomeno non solo alimenta il finanziamento dei gruppi armati, ma anche la corruzione e la povertà in una regione già segnata da decenni di guerra. La situazione richiede interventi internazionali e un impegno a lungo termine per garantire sicurezza e sostenibilità.

La prospettiva futura del conflitto nel Nord-Kivu appare complessa. Dopo un accordo di pace firmato a dicembre tra il presidente congolese e il leader ruandese, i combattimenti non si sono fermati, e le tensioni continuano a alimentare la crisi. L'accordo ha incluso un impegno per consentire alle aziende statunitensi di accedere ai minerali, ma non ha risolto le radici del problema. La miniera di Rubaya e le altre aree controllate dai ribelli rappresentano un simbolo di un sistema in cui la ricchezza non viene distribuita equamente, ma sfruttata per interessi politici e economici. Per ridurre il numero di vittime e stabilizzare la regione, è necessario un approccio che unisca il controllo delle miniere, la protezione dei lavoratori e la collaborazione internazionale. Solo in questo modo si potrebbe affrontare un problema che ha segnato non solo la vita della RDC, ma anche la globalizzazione dell'industria tecnologica.

Fonte: El País Articolo originale

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